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CULT

IMMANUEL CASTO
Padre di un genere (il “porn groove” italiano”), inventore di un gioco di carte sulla prostituzione (“Squillo”), primo artista europeo a collaborare con Pornhub per presentare in anteprima mondiale il video di un proprio singolo: Immanuel Casto, bergamasco di nascita ma bolognese di adozione, è un cantautore e game designer di successo.
Ma chi giace dietro una delle maggiori icone gay italiane della contemporaneità? Noi abbiamo provato a scoprirlo (tramite appassionanti vocali di whatsapp).

In altre interviste hai parlato di Immanuel Casto come personaggio costruito: da cosa è nata la volontà di creare un personaggio così fuori dagli schemi?
Immanuel Casto nasce come personaggio nel 2004-2005 senza nessun intento malizioso, esclusivamente come espressione artistica. Era un gioco, ma che per me, poi, è alla base di tutto. Quando mi chiedono “cos’è la cosa che ti piace di più al mondo?” vorrei rispondere in inglese “to play”, perché infatti sono anche un game designer, e in inglese “interpretare un personaggio” è “to play a character”, “suonare uno strumento” è “to play an instrument”, “to play a song”, “to play a role”, e ovviamente “to play a game”. Nasce come un gioco, e una caratteristica alla base del gioco è proprio l’inutilità, nel senso che se lo fai per ottenere qualcosa, come possono essere dei soldi, non è più un gioco, e in inglese diremmo che è “to gamble”. Quindi nasce esclusivamente come espressione artistica e come gioco. Con il tempo la cosa è andata ad assumere una rilevanza sempre maggiore nella mia vita, anche per quanto riguarda proprio la mia qualità di vita; e con il tempo, ho cercato di mettere un po’ di persona nel personaggio.

Quanto di Manuel Cuni è presente in Immanuel?
Allora, guarda: io rispondo dicendo che Immanuel Casto non è Manuel Cuni ma Immanuel Casto è parte di Manuel Cuni. È un aspetto di me, ma con dei tratti che in realtà non mi appartengono; è un aspetto della mia espressione. Ultimamente lo sto avvicinando sempre di più alla mia persona, anche lasciando vedere le mie fragilità, e questo aiuta tantissimo il pubblico ad empatizzare con me.

Tuttavia c’è ancora un forte scollamento, e sul perché questo scollamento esista credo che dipenda anche da mie esigenze personali: forse ho bisogno di essere percepito in un determinato modo. Penso che entro un certo limite uno scollamento tra persona e personaggio sia anche sano: una cosa che non mi piace dei cosiddetti “reality” o “talent show” è l’effetto carne da macello, cioè: prendo una persona e te la metto davanti alle telecamere. Invece, avere un’aura, costruire qualcosa è interessante e ti tutela, perché poi, nel momento in cui il pubblico ti legge, in realtà sta commentando un prodotto della tua creatività, non in senso puramente commerciale; non sta criticando te! Questo tipo di distacco secondo me è sano. E’ anche interessante a livello artistico, perché non credo che il pubblico voglia vedere qualcosa di naturale, vuole vedere qualcosa di fatto bene, altrimenti si limiterebbe a guardare fuori dalla finestra.

Parli di questa sorta di “aura” come una cosa in parte positiva. Ma come si concilia Immanuel Casto con Manuel Cuni,
nella vita di tutti i giorni? Cosa cambia, ad esempio, riguardo il conoscere nuove persone, nel momento in cui il personaggio è più noto della persona?
La cosiddetta “notorietà” ha un impatto sulla vita di tutti i giorni di una persona, a cui spesso, fra l’altro, non si pensa neanche. La mia è una celebrità “targetizzata”, molto diffusa con il nuovo assetto dei media. Finchè c’era solamente la tv generalista e tutti subivano passivamente un palinsesto, o eri noto a tutti o non eri noto a nessuno. Una persona può avere un seguito enorme ed essere famosissima in base a un determinato target dato da età, cultura, orientamento sessuale, ed essere sconosciuto in altri ambiti. Sono abbastanza abituato al fatto che se entro in una stanza le persone si dividono in persone che manifestano la loro simpatia e la loro stima, ed altre che magari ostentano un atteggiamento abbastanza freddo se non addirittura di disprezzo; sai no, come dire, una velata occhiata e poi ti giri dall’altra parte: è uno dei comportamenti più comuni.

Credo che si tratti di una forma di insicurezza. In quei casi ho imparato ad andare io da quelle persone, e magari semplicemente fare un complimento, un gesto di apertura che vada quindi a sciogliere quella paura di rifiuto che li porta a mettere in atto un rifiuto preventivo nei miei confronti, e da lì tutto cambia in positivo.

Tornando invece al divertimento che hai indicato come base della tua esperienza artistica, è cambiato qualcosa nel momento in cui sei diventato a tutti gli effetti un’icona gay? Senti, in qualche modo, la responsabilità di essere il punto di riferimento e la voce di qualcuno?
Sono stato sempre, come personaggio, dichiaratamente gay, solamente che trattandosi quasi di un’operazione troll, all’inizio la gente dubitava della veridicità delle mie parole. Mentre adesso devo dire che la cosa è abbastanza palese.
Mi chiedi se sento una responsabilità: mi viene quasi da dire che scelgo di averla, nel senso che io non mi impongo come portavoce di nessuno al di là di coloro che effettivamente si sentono rappresentati da quello che dico. Io voglio rappresentare me stesso. Però sento la responsabilità di avere una voce e quindi di usarla; perché non è una cosa scontata.
In Italia, a livello culturale, in particolare nell’ambiente televisivo, la figura dell’omosessuale è sempre stata storicamente molto svilita: è la macchietta. Ora le cose sono un po’ cambiate: ci sono personaggi, pensa ad esempio al trono gay di Maria De Filippi. Quelle non sono macchiette, sono personaggi portatori di un’immagine positiva e piacevole. Rimangono però purtroppo personaggi che non hanno una voce; o che, se ce l’hanno, non la usano. E io invece questo intendo farlo! Le persone mi ringraziano per usare la mia voce. Quindi di nuovo: io non pretendo di parlare per nessuno, ma se qualcuno si identifica in quello che dico mi fa davvero piacere.

IMMANUEL CASTO
Father of a genre (the Italian “porn groove”), inventor of a card game on prostitution (“Squillo” – “Call girl”), first European artist cooperating with Pornhub to present during a world premiere the video of one of his record singles: Immanuel Casto, born in Bergamo but grown in the area of Bologna, is a successful songwriter and game designer.
Who lies behind one of the main contemporary Italian gay icon? We have tried to discover it (by means of thrilling WhatsApp vocal messages).

In other interviews, you talked about Immanuel Casto as a built-up character: where does the idea of creating such an out-of-the-box character come from?
Immanuel Casto was born as a character in 2004-2005, with no malicious intent, exclusively as an artistic expression. It was only a game, but for me it is the basis of everything. In other words, when I am asked “which is the thing that you like the most in the world?” I like to use the English verb “to play” because I am also a game designer indeed, and the verb “to play” can be used in the expressions “to play a character”, “to play an instrument”, “to play a song”, “to play a role”, and of course “to play a game”. He was born as a game, and a basic characteristic of a game is exactly its uselessness, meaning that if you play to obtain something, for example money, it is no longer a game, and we would use the expression “to gamble”. Therefore, he was born exclusively as an artistic expression and as a game. Over time, the situation has assumed a greater importance in my life, even for what concerns my quality of life precisely; and over time, I have tried to add some personality to my character.

Which aspects of Manuel Cuni is present in Immanuel?
Well listen: I would say that Immanuel Casto is not Manuel Cuni but Immanuel Casto is part of Manuel Cuni. He is a part of me, but with features that do not belong to me in fact;

he is an aspect of my expression. Lately, I am bringing him closer and closer to my personality, also letting my weaknesses emerge, and this helps the audience to be empathic with me. However, there is still a strong separation, and I think that this separation exists also due to my personal needs: maybe I need to be perceived in a particular way. I also think that a separation between the character and the personality is healthy within a certain limit: something I do not like about the so called “reality shows” or “talent shows” is this “cannon fodder” effect, that is to say, I take a person and I place it in front of the cameras. On the contrary, having an aura and building something is interesting and protects you, because later, when the audience read you, in fact they are commenting on a product of your creativity, if not in a merely commercial sense: they are not criticizing you! In my opinion, such separation is healthy. It is also interesting at an artistic level, since I do not believe that the audience want to see something natural, they want to see something that is well done, otherwise they would just look out of the window.

You talk about this sort of “aura” a partly positive thing. But how can Immanuel Casto be compatible with Manuel Cuni in everyday life? How does he change, for example, as regards meeting new people, when the character is more famous that the person?
The so-called “fame” impacts on the everyday life of a person, about which, among others, people do not even think. My fame is kind of “targeted”, very popular with new media order. With the generalist TV only, everyone passively underwent a program schedule, either everybody knew you or you were known to nobody. A person may have a huge following and may be very famous according to a precise target of age, culture, sexual preference, what you want, and be unknown in other environments. I am quite accustomed to the fact that, when I enter a room, some people show me their approval and their appreciation, while other people may display a quite cold attitude or even contempt; you know what I mean, a subtle glance and then you look away: it is one of the most common behaviors. I think it is a sort of insecurity. In such cases, I have learnt to address personally these persons, maybe just paying a compliment, holding out my hand, so as to overcome their fear of being rejected that causes them to reject me in advance, and everything improves.

Let’s go back to that aspect of fun that you indicated as the basis of your artistic experience, has anything changed when you became a real gay icon? Do you feel the responsibility somehow of representing the point of reference and the voice of someone?
As a character, I have always been overtly gay, but since it was a sort of troll operation, at the beginning people doubted about the truthfulness of my words. While now I can say that it a quite evident aspect.
You ask me if I feel the responsibility: I would say that I choose to have a responsibility, meaning that I do not impose myself as the spokesperson of anyone, besides those who really feel represented by what I say. I want to represent myself, but I do feel the responsibility of having a voice and, therefore, to use it, because it is not foregone.
In Italy, at a cultural level and in particular in the TV sector, the homosexual characters have been historically debased: they are caricatures. Now thigs have slightly changed: there are real characters, just think about the gay protagonists of Maria De Filippi’s shows. They are not caricatures, they are characters who bring forward a positive and pleasant image. Fortunately, they are characters without a voice, or, if they have or, they do not use it, and I am eager to do it, I do mean it! People than me for using my voice. Hence, I repeat: I do not intend to talk on behalf of anyone, but if people identify themselves in what I say, than I am proud of it.